Annamaria Degasperi: ... e la porcellana si colora
Dello storico dell'arte ed esperto dott. Ezio Chini sulla pittura al "Terzo Fuoco"
Le porcellane dipinte di Anna Maria Degasperi offrono l’occasione, non molto frequente, di un piacevole incontro con una forma d’arte di antichissime origini e che oggi sembra conoscere una nuova fortuna.
Nei lavori che possiamo ammirare in questa mostra la superficie candida e levigata dei piatti e dei vasi si anima di immagini di fiori e di frutti dal colore intenso e al contempo delicato, con preziose trasparenze ed effetti di sfumato che vengono ottenuti grazie a successive stesure di strati di materia pittorica, ciascuno dei quali è fissato da cotture in un forno speciale a circa 800 gradi.
Perizia artigianale e fantasia creativa si fondono così con spontaneità nei lavori dell’artista, soprattutto in quelli realizzati con la prediletta tecnica dell’”obietto”, la quale le consente di operare con una eleganza e una scioltezza che ricordano le porcellane dipinte del Settecento ossia dell’età d’oro di questo genere d’arte.
Ormai da più di due decenni Anna Maria Degasperi si dedica per puro diletto alla decorazione delle porcellane ed ha già presentato le sue opere in varie occasioni. La selezione degli oggetti esposti si concentra soprattutto sugli ultimi due anni, mentre le poche eccezioni portano la data del 1998: il vaso dorato e decorato a “lustri”, con i pesci, ed il piatto che lo accompagna mostrano una sapienza tecnica e un senso decorativo vicini allo stile Liberty; giustamente nel 1999 ebbero una menzione d’onore al concorso Città di Nova Milanese. Anche nella Farfalla in un paesaggio si apprezza un’elaborata ricerca espressiva giocata su una suggestiva stilizzazione del dato naturale.
Diverso è invece il linguaggio formale nei lavori -ma bisognerebbe chiamarli ‘divertimenti’ per la passione che l’autrice vi investe e per la gioia rasserenante che ne ricava- di questi ultimi due o tre anni. Fra essi piace segnalare almeno la serie di vasi con fiori (i grandi girasoli, gli esuberanti papaveri californiani, i delicati iris), i due piatti più grandi -uno con le peonie e altri fiori, l’altro con una fantasia di zucche- e infine il pannello a piastrelle su cui si diffonde, sinuosa, la pianta fiorita del Lilium.
Rivelano tutti questi ‘divertimenti’ un approccio spontaneo alla natura che si traduce in stesure di colore sciolte e dolci e in una struttura disegnativa che felicemente evita, grazie ad una pittura di macchia e di tocco, gli indugi calligrafici e le rigidità convenzionali che talvolta caratterizzano la moderna decorazione della porcellana.
dott. Ezio Chini
Annamaria Degasperi: pittura su porcellana al "Terzo Fuoco"
del critico d'arte dott. Mario Cossali
Anna Maria Degasperi ha trovato la misura del suo equilibrio creativo nella pittura in porcellana, dove il ritmo compositivo nasce e si sviluppa da una profonda, intima intesa con il materiale stesso e con le sue trasformazioni.
C’è nella sua ricerca, attenta e colta, la disponibilità verso una maniera classicheggiante, mai priva di eleganza e nitore, come il desiderio di inventare forme nuove e imprevedibili a partire dal grande scrigno delle antiche e spesso ignorate tecniche di cottura.
dott. Mario Cossali
Annamaria Degasperi: alla scoperta di sé viaggiando nella terra e nel colore
Del critico d'arte dott. Mario Cossali sulle opere con la tecnica della "Cuerda Seca"
Ho già scritto tempo fa che “Anna Maria Degasperi insegue con la sua cuerda seca le fantasie meno prevedibili del colore, lo esalta proprio mentre lo contiene”. Ma, detto questo, è necessario sottolineare nelle sue ceramiche non solo l’esaltazione del colore, fatto per dir così prigioniero, circondato, ma anche le caratteristiche proprie, originali, della ricerca del pigmento. Ci troviamo di fronte certo ad una tecnica artigianale sapiente, ma ancor più di fronte ad una ispirazione poetica che avverte la presenza del colore come preziosa occasione di rispecchiamento sentimentale, esistenziale. La cuerda è esigente, ma libera la composizione da ogni eccesso di intimismo e sigilla tutti i caratteri strutturali del lavoro con la terra. E’ evidente peraltro che è molto più difficile, più impegnativo tecnicamente e linguisticamente, muoversi in questo senso nel territorio della terracotta e della ceramica piuttosto che in quello della pittura, i condizionamenti della materia sono qui più stringenti, più ingombranti. Se a questi condizionamenti della lavorazione della terra e della ceramica aggiungiamo anche quelli della antica tecnica abbracciata con entusiasmo da Anna Maria Degasperi ci possiamo rendere conto del valore espressivo dei risultati raggiunti. Si tratta di una tecnica che permette, con l'utilizzo di smalti ceramici impastati con acqua e arginati da un sottile tratto di manganese, di ottenere, dopo la cottura che avviene a temperature di circa 940 °C, zone colorate dall’effetto a rilievo. La tecnica della cuerda seca fu introdotta in Spagna dagli arabi nel XV secolo, anche se furono i vasai ed i piastrellisti di Siviglia, che la adottarono nel XV secolo, a farla conoscere al mondo occidentale. Essa rappresenta un modo particolare di utilizzare gli smalti colorati su biscotto. Dapprima si traccia con pennello il segno su piatti, mattonelle, vasi… ed in seguito le superfici così delimitate vengono riempite con smalti colorati mediante pennello o, come più recentemente avviene, con pipetta.
Anna Maria Degasperi ci consegna oggi le più intriganti e seducenti visioni del suo viaggio: dentro la terra e dentro i colori contornati dalla cuerda seca ha cercato sé stessa e ci invita con gentile sguardo a fare altrettanto.
dott. Mario Cossali
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